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Provvedimenti

Comunicato stampa

Aggiornati gli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate (provvedimento Cip n.6/92)

Milano, 02 luglio 1999

Sta per essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, ed è disponibile sul sito internet dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (www.autorita.energia.it), la deliberazione n. 81/99 sull'Aggiornamento dei prezzi di cessione dell'energia elettrica e dei contributi riconosciuti alla nuova energia prodotta da impianti utilizzanti fonti rinnovabili ed assimilate ai sensi degli articoli 20, comma 1, e 22, comma 5, della legge 9 gennaio 1991, n. 9.

Il provvedimento dell'Autorità riguarda l'aggiornamento dei prezzi di cessione e dei contributi previsti dal provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi (CIP) del 29 aprile 1992, n. 6, per gli impianti che utilizzano le fonti rinnovabili di energia (come le centrali idroelettriche di piccola taglia, gli impianti solari, eolici) o le fonti assimilate (come la cogenerazione). L'aggiornamento definito dall'Autorità si propone di dare certezza agli operatori, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica e dei nuovi elementi che caratterizzano oggi il sistema elettrico, quali l'andamento decrescente dei prezzi di offerta degli impianti, il progresso tecnico, il processo di liberalizzazione e di creazione del mercato elettrico ed i vincoli ambientali, a cui i produttori devono sempre più sottostare.

Il provvedimento del CIP n. 6/92 aveva, infatti, stabilito una struttura di prezzi di cessione e di contributi, articolata tra componenti di costo evitato di produzione per il sistema elettrico nazionale (nelle tre specifiche voci di costo evitato di impianto; di esercizio, manutenzione e spese generali; di combustibile) ed una componente di incentivazione correlata ai maggiori costi delle specifiche tecnologie di generazione elettrica rispetto a quelli dell'impianto a gas a ciclo combinato preso a riferimento per determinare il costo evitato di produzione. Questa componente incentivante, determinata in base ad una rata annua di ammortamento su otto anni ed al tasso di remunerazione reale del 7%, veniva corrisposta al fine di consentire ai soggetti un recupero accelerato del capitale investito. Lo stesso provvedimento aveva introdotto anche un meccanismo di aggiornamento annuale degli stessi prezzi e contributi, applicato dalla Cassa conguaglio in funzione dell'andamento dell'inflazione, in modo da mantenere stabile il valore del tasso reale di remunerazione dell'investimento e quindi proteggere l'incentivazione dall'erosione monetaria soprattutto se essa, come in questo caso, si distribuiva in un arco di tempo sufficientemente ampio.

L'evoluzione tecnologica ha profondamente modificato le condizioni di partenza. Rilevazioni di mercato, avvalorate anche da dati forniti da qualificati produttori nazionali ed esteri del settore elettromeccanico, nonché i dati desunti dal "Libro bianco per la valorizzazione energetica delle fonti rinnovabili" curato dall'Enea mostrano:

  1. una riduzione del costo di investimento dell'impianto a ciclo combinato gas-vapore preso a riferimento nel provvedimento del CIP n. 6/92, il cui valore corrente era stato posto, all'epoca, pari a 1.400.000 Lire/kW e che oggi è attorno a 1.100.000 Lire/kW. Tuttavia, a seguito degli aggiornamenti annuali operati dalla Cassa conguaglio in funzione dell'inflazione, il costo evitato di impianto è lievitato oggi ad oltre 1.800.000 Lire/kW (e come tale viene riconosciuto a tutti i produttori, indipendentemente dalla data di entrata in esercizio dei loro impianti);
  2. l'aumento del rendimento termodinamico degli impianti a ciclo combinato di più recente realizzazione, pari ad oltre il 52%, e che ha superato considerevolmente quello dell'impianto preso a riferimento dal CIP nel 1992, stimato attorno al 45,9%, mentre all'utenza non vengono trasferiti i benefici conseguenti alla riduzione dei consumi specifici di gas naturale;
  3. il raggiungimento di un maggior livello di competitività dell'energia prodotta dagli impianti utilizzanti fonti rinnovabili ed assimilate, le cui tecnologie di conversione energetica hanno conseguito, in alcuni casi (eolico ad esempio) un livello di maturità e di diffusione tale da renderle ormai prossime alla competitività con costi del kWh prodotto confrontabili con i costi di quello ottenuto da fonte convenzionale.

Oggi si riscontra che in assenza del meccanismo di aggiornamento biennale vengono riconosciuti, a favore degli impianti entrati in esercizio dopo l'1 gennaio 1997 (data successivamente alla quale sono da ritenersi non più congrui i costi evitati definiti dal CIP nel 1992) corrispettivi tanto maggiori quanto più risulta distante la data di entrata in esercizio rispetto all'anno 1992, dal momento che nella disciplina previgente al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, di attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica, non erano previsti termini per l'esercizio delle attività incentivate. E' evidente che questo contrasta con l'obiettivo di politica energetica nazionale, perseguito attraverso la legge n. 9/91, di incentivare l'entrata in esercizio degli impianti al fine di favorire lo sviluppo di una produzione nazionale da fonti rinnovabili ed assimilate dopo la rinuncia al nucleare.

La normativa pertanto, non prevedendo la decadenza dei diritti in caso di ritardata realizzazione degli impianti, poteva favorire comportamenti speculativi da parte degli operatori interessati, premiando, di fatto, la loro inerzia nelle realizzazioni. Il decreto legislativo n. 79/99 ha colmato tale vuoto normativo imponendo, all'articolo 15, comma 1, la rinuncia delle incentivazioni ai soggetti che non rispetteranno la data di entrata in esercizio dell'impianto indicata nelle convenzioni stipulate con l'Enel.

E' possibile, infatti, dimostrare che, in assenza degli aggiornamenti biennali, quanto più l'innovazione tecnologica riduce sia il costo di investimento sia il consumo specifico di combustibile e quanto più è lontana dal 1992 la data in cui l'impianto è entrato in esercizio, tanto più crescono il valore attuale netto dei flussi di cassa attesi, l'indice di profittabilità, il tasso di rendimento del progetto, mentre si riduce il numero di anni necessari a recuperare il capitale investito. In altre parole, si verifica che in assenza dell'aggiornamento biennale, ma grazie agli effetti dell'aggiornamento annuale in funzione dell'inflazione, i prezzi di cessione possono determinare redditività superiori a quella standard del 7% stabilita dal CIP nel 1992 (raggiungendo in alcuni casi anche valori doppi). Inoltre, tali maggiori redditività possono determinare anche discriminazioni tra gli stessi produttori, a svantaggio di coloro che sono stati celeri nel realizzare i progetti d'investimento. Oltre al fatto che occorre evitare che un aggiornamento determinato dalla sola indicizzazione all'inflazione imponga ai consumatori oneri non necessari ai fini dell'incentivazione.

Diventa dunque obbligatorio per l'Autorità, mantenendo nella sua struttura il provvedimento del CIP del 1992, aggiornare il sistema dei prezzi e dei contributi da esso previsto. In effetti, la legge 9 gennaio 1991, n. 9, che dà origine allo stesso provvedimento del CIP del 1992, prevedeva che i prezzi di cessione ed i contributi venissero aggiornati, con cadenza almeno biennale, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica. Questi provvedimenti di aggiornamento avrebbero dovuto ridefinire con cadenza almeno biennale i prezzi in base al criterio dei costi evitati. La successione di tali aggiornamenti avrebbe avuto anche l'effetto di prevenire incrementi (ingiustificati) del tasso reale di remunerazione del 7% in ragione dell'innovazione tecnologica nel settore della generazione elettrica, nel caso di una consistente riduzione nei costi di investimento degli impianti da fonti convenzionali e di un sensibile miglioramento nei rendimenti termodinamici degli stessi.

In realtà nulla è accaduto fino ad oggi e l'Autorità con la sua deliberazione provvede per la prima volta a fare un aggiornamento dovuto e necessario.

L'Autorità, partendo dal valore di mercato rilevato per l'impianto di riferimento nel biennio 1999-2000, ha definito una successione di costi evitati nel tempo, tra loro indipendenti, determinando scaglioni di prezzi e contributi per i bienni 1995-1996 e 1997-1998 ed applicabili ad impianti con entrata in esercizio, rispettivamente, nei bienni 1997-1998 e 1999-2000. Il provvedimento, pertanto, si estenderà solo agli impianti che sono entrati in esercizio a partire dall'1 gennaio 1997, i quali rappresentano circa il 60% di tutta la potenza soggetta ad incentivazione (e pari complessivamente a circa 13.000 MW).

Il provvedimento di aggiornamento - la cui entrata in vigore è stabilita a partire dall'1 gennaio 2000 - riguarderà soltanto, da un lato, gli impianti dei produttori-distributori (segnatamente l'Enel ed alcune imprese elettriche degli enti locali) la cui nuova energia ottenuta da fonti rinnovabili ed assimilate è oggi soggetta ai contributi previsti dal provvedimento del CIP n. 6/92 e, dall'altro, gli impianti per la produzione di energia elettrica mediante combustione del CDR che verranno realizzati in alcune regioni italiane, quali Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, al fine di fronteggiare l'emergenza-rifiuti.

Il provvedimento dell'Autorità tiene conto degli elementi acquisiti a seguito dell'invio di numerose memorie scritte da parte di associazioni di imprese, associazioni ambientaliste e di consumatori e di imprese elettriche direttamente interessate dagli effetti dell'aggiornamento dei prezzi di cessione e dei contributi. Il provvedimento, pertanto, non si applica alle cosiddette "iniziative prescelte" (inserite nelle prime sei graduatorie formatesi fino al 30 giugno 1995 secondo la procedura prevista dal decreto del Ministro dell'industria 25 settembre 1992 ed ammesse alla cessione destinata di energia all'Enel) ed alle convenzioni quadro (accordi stipulati tra Edison, Sondel e Fiat con l'Enel prima dell'entrata in vigore della legge n. 9 gennaio 1991, n. 9), entrambe tutelate dalla legge 14 novembre 1995, n. 481. Per questi casi, anche al fine di dissipare elementi di ambiguità relativi all'interpretazione delle fonti normative, l'Autorità ha deciso un supplemento di indagine il cui esito sarà subordinato ad un parere richiesto al Consiglio di Stato.

Meccanismo di aggiornamento per il costo evitato di impianto

Meccanismo di aggiornamento per il costo evitato di combustibile